Il mal di schiena è una condizione molto diffusa che può avere un enorme impatto sociale, finanziario e psicologico sulla vita di un Paziente. La lombalgia è un problema mondiale, con un'incidenza globale stimata del 9,4%, che crea più disabilità rispetto a qualsiasi altra condizione al mondo (Baber and Erdek, 2016).
Il dolore che insorge dopo una operazione di laminectomia si definisce, secondo l’International Association for the Study of Pain, come una sindrome post-chirurgica, caratterizzata da dolore cronico (solitamente nella zona interessata dall’intervento e nella maggior parte dei casi è in lombare o a livello degli arti inferiori) con o senza dolore riferito o irradiato, di intensità moderata, di origine ignota e che persiste nonostante l’intervento chirurgico o che appare successivamente ad esso, originariamente nella stessa posizione topografica (Orhurhu et al, 2020) (Lee et al, 2017) (Garcia et al, 2015) (Neurosurgical Associates).
La laminectomia decompressiva è una delle procedure chirurgiche più utilizzate per trattare le estrusioni del disco intervertebrale, che possono comprimere la compagine nervosa spinale (midollo spinale e/o radice nervosa). Consiste nel rimuovere la lamina vertebrale per esporre e consentire così l'accesso al disco deformato (Garcia et al, 2015).
Per delineare questa sindrome, bisogna considerare fattori pre-operatori (es. stato emotivo del Paziente, tabagismo, costituzione corporea o alterazioni morfologiche articolari della colonna), intra-operatori (es. sopravvalutazione degli esami diagnostici, livello errato di operazione, cambiamenti su più livelli vertebrali o tecniche improprie) e post-operatori (es. stenosi spinale [in particolar modo dei forami vertebrali], pseudoartrosi, instabilità della colonna vertebrale, fibrosi e aderenze epidurali o nuove alterazioni strutturali nei dischi adiacenti) (Orhurhu et al, 2020) (Baber and Erdek, 2016) (Garcia et al, 2015).

All’esame obiettivo osteopatico sarà importante rilevare la presenza di dolorabilità nel sito dell'intervento, ma anche posture antalgiche e/o posizioni alterate durante la seduta, il decubito o la camminata.
I seguenti segni possono essere rivelati durante gli esami neurologici (Boakye et al, 2018) (Garcia et al, 2015):
Menomazione motoria
Compromissione dei riflessi miotatici
Anomalie trofiche nelle regioni lombare o dei glutei (dipende dal sito dell’operazione)
Alterazioni della perfusione tissutale e della regolazione della temperatura
Incontinenza fecale e/o urinaria e prestazioni sessuali compromesse
Dolore muscoloscheletrico, neuropatico o misto
Nuovo dolore neuropatico o parestesia degli arti inferiori in una distribuzione non dermatomerico
La ricorrenza del mal di schiena o la sua incapacità di risolversi può essere di origine multifattoriale.
Il dolore può derivare da (Boakye et al, 2018) (Baber and Erdek, 2016) (Garcia et al, 2015):
ulteriore degenerazione della colonna vertebrale
nuova insorgenza di patologie spinali
cambiamenti biomeccanici all'interno della regione operata, con conseguente aumento del carico all'interno delle strutture adiacenti
combinazione di ischemia e infiammazione della componente nervosa, entrambe dovute alla pressione locale e al rilascio di fattori neurochimici infiammatori a cascata presenti all'interno del disco intervertebrale
i neurotrasmettitori eccitatori sembrano esercitare effetti neurotossici sui nervi periferici, determinando un edema endoneurale ed epineurale e demielinizzazione
L-glutammato e L-aspartato causano eccitazione legandosi al recettore N-metil-D-aspartato e probabilmente causano effetti tossici (demielinizzazione e neuropatia risultante) attraverso questo meccanismo