Molte volte i Pazienti che mi contattano, usano i termini "strappo", "contrattura", "cordone" e "nervo", come se fossero dei sinonimi.
... ma partiamo dall'inizio ...
I muscoli scheletrici sono formati da cellule denominate "miociti", o anche "fibre muscolari", cellule cilindriche e multinucleate. Una singola fibra muscolare è contenuta con altre, in strutture chiamate "fascicoli", raggruppate da diversi strati di tessuto connettivo e innervate da un motoneurone alfa, formando così l'unità motoria.
L'interessamento algico delle fibre muscolari si distingue in:
1. contrattura
2. stiramento
3. strappo
Lesioni non strutturali
1. La contrattura muscolare non prevede una lesione anatomica delle fibre muscolari, ma consiste in una risposta del tessuto ad una contrazione non fisiologica sia come tipo (es. cambiamento nel protocollo di allenamento o contrazioni eccentriche prolungate), durata (es. condizione di affaticamento) che intensità (es. attività ad alta intensità). I sintomi e i segni sono: dolore all'attivazione, indolenzimento e pesantezza, rigidità tissutale e limitazione funzionale.
2. Lo stiramento muscolare è un allungamento repentino e non fisiologico del distretto preso in considerazione, che provoca un dolore acuto e improvviso, ma di intensità sopportabile.
Lesioni strutturali
3. Lo strappo muscolare prevede una rottura delle fibre muscolari, la quale provoca un dolore ben localizzato, lancinante, immediato ed evocato da un movimento specifico. Gli strappi possono essere di I°, II° e III°, a seconda del numero delle fibre coinvolte.

Come procedere a seguito di una delle tre lesioni?
Primi 2/3 giorni
Utilizzo del ghiaccio (sempre avviluppato in un canovaccio o nel sacchetto con il quale è venduto!), seguendo il protocollo "PRICE", ossia protezione della parte + riposo + ghiaccio ogni 3 ore per 20 minuti (crioterapia) + compressione con l'ausilio di una benda elastica + elevazione rispetto al cuore
Seguendo il protocollo “POLICE”, ossia protezione + carico ottimale + ghiaccio + compressione + elevazione, intraprendere una ripresa progressiva e bilanciata rispetto agli stress meccanici
Prediligere specifici trattamenti che mirino al drenaggio dei tessuti
Dai 3 ai 7 giorni dal trauma
Lo stretching può essere passivo, assistito o attivo, in base alla sopportazione del Paziente e al grado di lesione
Intraprendere mobilizzazioni neuronali periferiche, al fine di detensionarle e aumentare la flessibilità muscolare locale e un programma di esercizi isometrici con un carico progressivo (iniziare senza resistenza)
Associare a quanto detto prima, esercizi propriocettivi e della stabilità dell'addome, per migliorare il controllo neuro-muscolare e posturale
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