Il dito a scatto, detto anche tenovaginite stenosante, tendinopatia dei flessori della mano o tenosinovite, è una condizione idiopatica della mano dovuta all'ipertrofia del tendine nel punto in cui si interseca con la sua puleggia (Ferrara et al, 2020).
La successiva compressione del tendine ne impedisce lo scorrimento, attraverso la stessa puleggia legamentosa, provocando (Jeanmonod et al, 2021):
- improvviso rilascio o blocco dell'articolazione metacarpo-falangea coinvolta, durante la flessione o l'estensione
- dolore
- neoformazione di noduli
- un importante cambio tissutale (metaplasia fibro-cartilaginea, ialinosi, degenerazione mucoide e metaplasia condrale)
limitazione funzionale (soprattutto al mattino)
In alcuni casi si risolve spontaneamente, tuttavia se non trattata, il dito a scatto può progredire gradualmente fino a quando il dito interessato non è permanentemente bloccato in flessione (Ferrara et al, 2020) (Matthews et al, 2019).
Alcuni autori sostengono che possa esistere una possibile correlazione con l'uso eccessivo della mano o traumi contusivi ripetuti nel tempo (Ferrara et al, 2020) (Jeanmonod et al, 2021) (Matthews et al, 2019).
Altri potenziali fattori di rischio includono: l'artrite reumatoide, il diabete mellito, la sindrome del tunnel carpale, la malattia di Dupuytren, l'amiloidosi, l'ipotiroidismo, i disturbi da accumulo di mucopolisaccaridi, l'insufficienza cardiaca congestizia e la predisposizione genetica (Jeanmonod et al, 2021).
La terapia può essere suddivisa in trattamento conservativo e chirurgico, sebbene il trattamento più efficace sia ancora in discussione (Ferrara et al, 2020) (Matthews et al, 2019).
È stato anche dimostrato che le terapie manuali sono un tipo di trattamento semiefficace per il dito a scatto (il 68,6% dei Pazienti ha riscontrato un miglioramento dei sintomi e un minor tasso di recidive) (Brozovich et al, 2019).
