Una delle domande più frequenti dopo “ma ho la cervicale?” è sicuramente “ma se sono caduto in moto dieci anni fa, perché mi fa male SOLO ADESSO il ginocchio?”.
La risposta è come sempre insita nella fisiologia…
“Nam deteriores omnes sumus licentiate", ossia “tutti degeneriamo in assenza di controllo”
(Terence -Heauton Timorumenos, linea 483).
Per comprendere al meglio questo discorso, iniziamo dalla definizione di omeostasi:
essa non è altro che un processo spontaneo e integrato di auto-regolazione tra i diversi sistemi biologici del corpo (es. ormonale, neurologico, tissutale…), mentre essi si adattano alle mutevoli condizioni esterne e/o interne (es. aumento della glicemia o trauma esterno), per:
(1) la protezione della nostra salute
(2) la prevenzione di possibili patologie
al fine quindi di mantenere le variabili corporee (es. glicemia, pressione arteriosa, sostanze pro-infiammatorie...) entro un certo intervallo di valori, in modo dinamico (Billman, 2020) (Di Clemente and Delahanty, 2016).

Tuttavia, quando si richiedono delle modifiche dell’omeostasi, al fine di adattarsi rispetto alle informazioni provenienti dallo stesso ambiente interno o a quello esterno, il processo omeostatico è significativamente più complicato:
esistono infatti diversi tipi di processi di risposta fisiologici (o feedback) che richiedono meccanismi elaborati a livello cognitivo-comportamentale, motivazionale e anche a livello motorio (Modell et al, 2015).
La prospettiva e la previsione di eventuali cambiamenti è però un modo insito nel corpo umano per prepararsi in toto a possibili eventi perturbanti, determinando così un individuale e continuo modello di funzionamento comportamentale (Di Clemente and Delahanty, 2016).
Gli eventi perturbanti possono comprendere: la propria dieta (cosa, come e quando ci si nutre) o l'attività fisica, ma anche ad esempio la densità della popolazione, l'esposizione microbica e i processi infiammatori, sia acuti che cronici (sia concernenti il sistema muscolo-scheletrico, ma anche quello viscerale e fasciale) (Kotas and Medzhitov, 2016).
Punto fondamentale da sottolineare è che, per esempio, i segnali pro-infiammatori sono antagonisti e dominanti rispetto ai segnali omeostatici, poichè possiedono una maggiore priorità fisiologica, facendo parte della nostra risposta protettiva contro gli insulti che potrebbero rivelarsi letali e ignorando o sopprimendo così i controlli omeostatici non compatibili (Kotas and Medzhitov, 2016).
Sfortunatamente si è visto che l'infiammazione, in particolar modo quella cronica, nei suoi tentativi di ripristinare l'omeostasi è una componente importante di numerosi stati patologici, come:
l’obesità (es. infiltrazione di macrofagi nel tessuto adiposo), il diabete di tipo 2, l’aterosclerosi, l’asma, ma anche per le malattie neuro-degenerative, poiché può avviare o perpetuare la patologia attraverso dei cambiamenti dei valori fisiologici di base (o set-point) (Billman, 2020) (Kotas and Medzhitov, 2016) (Nathan e Ding, 2010).
È quindi importante identificare i meccanismi responsabili dei cambiamenti fisiologici tra gli stati dinamici dei sistemi omeostatici, poiché gli stessi meccanismi potrebbero essere impiegati a livello terapeutico, al fine di invertire gli stati patologici nelle malattie croniche dell'omeostasi.
... ma allora cosa significa l'immagine delle scarpe, che mostrano un chiaro consumo asimmetrico?
Uno schema di funzionamento corporeo non simmetrico viene visto molte volte solo come una limitazione dell'escursione di movimento dei vari tessuti del nostro organismo.
Tuttavia, successivamente alla spiegazione scritta in precedenza, possiamo capire che la postura non è altro che l'ennesimo meccanismo omeostatico di risposta, che non può essere controllato volontariamente, ma che invece è il risultato di quei meccanismi elaborati a livello cognitivo-comportamentale, il quale denota certe capacità non solo biomeccaniche.
Quindi è compito dell'Osteopata capire se un certo schema posturale (in un Paziente ne possono coesistere diversi) possa essere il responsabile di una certo quadro clinico, quali sono le priorità da trattare e quali compensi e/o adattamenti sono da lasciare come vengono rinvenuti, poichè utili al corpo stesso per mantenere il suo perenne equilibrio dinamico.