
"In Italia si stima che il 44% dei decessi sia determinato da malattie cardio-vascolari". Questo è uno dei tanti dati che ci dovrebbe far prestare maggior attenzione riguardo alla salute del nostro apparato circolatorio, soprattutto quando consideriamo l'aterosclerosi; ciò è possibile anche attraverso ciò che ingeriamo, come fortemente confermato in letteratura.
Gli obiettivi a cui bisogna puntare derivano direttamente dai meccanismi fisiopatologici su base infiammatoria dell'aterosclerosi:
- Riduzione dell'aggregazione piastrinica
- Effetto di abbassamento della concentrazione ematica dei trigliceridi e della glicemia
- Effetto antinfiammatorio
- Stabilizzazione della placca ateromasica
Infatti, oltre ai meccanismi neuro-endocrini di controllo che si rinvengono alterati in Pazienti con questa condizione clinica, a livello tissutale rinveniamo un importante rimodellamento dell'intero spessore della parete del vaso e della struttura della sua matrice extra-cellulare, a causa dell'importante danno che si verifica a livello endoteliale, con un aumento della presenza di collagene, macrofagi, citochine proinfiammatorie, angiotensina II, altre cellule immunitarie (che si attivano maggiormente nei vasi e a livello renale), cellule muscolari lisce e fibronectina (Hamlyn et al, 2014).
Quali alimenti possiamo allora sfruttare per favorire la salute del nostro apparato circolatorio?
In letteratura si consiglia di consumare un buon quantitativo di frutta e verdura, poichè, oltre alle vitamine antiossidanti C ed E, le verdure verdi e gialle contengono abbondanti quantità di carotenoidi e polifenoli. Molti studi epidemiologici suggeriscono anche che un maggiore consumo di pesce, ricco di acidi grassi polinsaturi n-3 (PUFA) sia associato a un minor rischio di coronaropatia e ictus (Saita et al, 2015).
Oltre a quanto sopra descritto è importante introdurre fibre, cibi ricchi di steroli e stanoli vegetali, niacina, taurina, olio extravergine d'oliva, minerali, nutrienti metilici e soia (Torres et al, 2015). In questo senso, i risultati di diversi studi hanno mostrato la stabilizzazione di placche ateromasiche vulnerabili o la down-regulation dei biomarcatori correlati all'infiammazione grazie a nutrienti come il licopene, i fitosteroli di piante o i flavonoli di frutta e verdura (Casas et al, 2018).
Da quanto sottolineato, possiamo comprendere come si stia sempre di più parlando di immunonutrizione: infatti i modelli dietetici a base vegetale e di composti bioattivi, come avviene nella nostra dieta mediterranea, utilizzano sempre di più bacche, alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi, vitamine E, A, C e D, coenzima Q10, nonché gli isoflavoni, i stilbeni e gli steroli, i quali sono stati associati al miglioramento della placca ateromasica e alla riduzione del livello infiammatorio (Ruiz-Leon et al, 2019).
Infine, studi osservazionali hanno dimostrato che il più delle volte, l'assunzione di fibre vegetali è associata a un ridotto rischio di malattie cardio-vascolari. Le fibre vegetali sono una forma non digeribile di carboidrati, a causa della mancanza nel corpo umano dell'enzima necessario per digerirle. Le fibre costituenti intrinseche delle piante sono classificate in base alle loro proprietà di solubilità nell'acqua: si dividono quindi in fibre solubili o insolubili (Soliman, 2019).
- Le fibre solubili in acqua comprendono la pectina, le mucillagini, i fruttani e alcuni amidi resistenti. Sono presenti in alcuni frutti, nelle verdure, nell'avena e nell'orzo. Le fibre solubili hanno dimostrato di abbassare il colesterolo nel sangue con diversi meccanismi (Soliman, 2019)
- Le fibre insolubili in acqua comprendono principalmente la lignina, la cellulosa e la emicellulosa; i cibi integrali, come la crusca, le noci e i semi sono ricchi di queste fibre (Soliman, 2019)