Il piede è una regione anatomica altamente complessa dal punto di vista dei rapporti osteo-artro-muscolari, come pure a livello biomeccanico. Il suo corretto funzionamento è fondamentale durante la deambulazione di tutti i giorni, ma anche durante la corsa; questo post è stato infatti ispirato da due Pazienti che ho trattato in settimana, i quali praticano con assiduità il trail running, attività che prevede percorsi di lunga distanza, con dislivelli e terreni differenti, affrontati correndo o camminando. Approfondiamo quindi in questo distretto anatomico così articolato, un importante sistema di stabilizzazione: quello del tendine del peroneo lungo a livello dell'osso cuboide.

Da un punto di vista anatomico, il tendine del peroneo lungo decorre cranio-caudalmente a livello della loggia antero-laterale della gamba, avvolgendo inferiormente il malleolo laterale della caviglia e la faccia laterale dell'osso cuboide, per poi inserirsi sulla faccia plantare della base del 1° metatarso e del primo osso cuneiforme. Durante la sua contrazione stabilizza fortemente l'osso cuboide in primis, successivamente anche il I osso metatarsale e quindi di conseguenza tutta la pianta del piede. Senza questo meccanismo non si creerebbe il corretto punto fisso per una propulsione efficiente e una corretta distribuzione del carico su tutte le teste delle ossa metatarsali; invece grazie a questa peculiarità anatomo-biomeccanica, il piede si trasforma in una elica rigida che è necessaria come punto di spinta durante il passo.

La sua contrazione esordisce poco prima dell'appoggio calcaneare, al fine di limitare un'eccessiva inversione della porzione posteriore del piede, controllare il corretto ingaggio dell'articolazione sotto-astragalica e stabilizzare la mozione delle articolazioni del meso-piede. Ovviamente per garantire questo difficile equilibrio, il peroneo lungo non può lavorare da solo, infatti esso opera in concerto con il muscolo soleo, il quale favorisce una valida supinazione e un'energica flessione plantare.